SITUAZIONE ED EVOLUZIONE FISCALE SULLE CRIPTOVALUTE

Negli ultimi anni le criptovalute hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nel panorama economico e finanziario internazionale, pertanto, anche l’ordinamento tributario italiano ha progressivamente disciplinato il fenomeno, introducendo regole specifiche in materia di monitoraggio fiscale, imposizione patrimoniale e tassazione delle plusvalenze. Le recenti modifiche normative hanno ulteriormente inciso sul regime fiscale applicabile, rendendo fondamentale una piena consapevolezza.

Nel sistema fiscale italiano, la loro detenzione da parte di soggetti fiscalmente residenti in Italia comporta l’obbligo di compilazione del Quadro RW della dichiarazione dei redditi. Tale adempimento rientra nel cosiddetto monitoraggio fiscale, volto a consentire all’Amministrazione finanziaria di conoscere le attività detenute all’estero o comunque al di fuori del circuito degli intermediari tradizionali.

L’obbligo dichiarativo sussiste indipendentemente dall’importo detenuto e anche nel caso in cui le criptovalute siano custodite presso exchange italiani o su wallet privati. È sufficiente la mera detenzione nel corso dell’anno d’imposta per far sorgere l’obbligo di indicazione nel Quadro RW, del valore al 31 dicembre oppure, se precedente, del valore al momento della dismissione. Il valore deve essere espresso al valore di mercato in euro..

Accanto al monitoraggio fiscale, la normativa prevede un’imposizione patrimoniale annuale sulle cripto-attività, assimilabile all’IVAFE, nella misura dello 0,2% del valore delle stesse. Se le criptovalute sono detenute tramite intermediari residenti, l’imposta può essere applicata direttamente; in caso contrario, deve essere autoliquidata in dichiarazione.

Per quanto concerne la tassazione dei redditi, fino al 31/12/2025 le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di criptovalute erano soggette a imposta sostitutiva del 26%. A partire dal 2025 è stata eliminata la precedente soglia di esenzione di 2.000 euro, con la conseguenza che ogni plusvalenza realizzata concorre integralmente alla formazione del reddito imponibile. Costituiscono eventi fiscalmente rilevanti non soltanto la conversione in valuta legale, ma anche l’utilizzo delle criptovalute per l’acquisto di beni o servizi e lo scambio tra diverse criptovalute.

Una delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 riguarda l’aumento dell’aliquota sulle plusvalenze. A decorrere dal 01/01/2026, l’imposta sostitutiva applicabile alle plusvalenze da cripto-attività sarà pari al 33%. Tale incremento è significativo e lo è ancor più per coloro che detengono asset acquistati molti anni fa a valori notevolmente inferiori rispetto a quelli attuali e che presentano quindi rilevanti plusvalenze latenti.             
Un aspetto particolarmente critico è dal fatto che l’omessa compilazione del quadro RW costituisce una violazione autonoma per ciascun periodo d’imposta: una posizione irregolare protratta per più anni può determinare un cumulo di sanzioni, interessi e imposte non versate, con un effetto moltiplicativo aggiuntivo rispetto alla nuova aliquota al 33%  e con l’impatto economico di una ricostruzione retroattiva che può risultare ancora più gravoso.

A parziale compensazione, il legislatore ha previsto l’ opzione di carattere straordinario che consente l’affrancamento delle cripto-attività mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva del 18% calcolata sul valore delle stesse al 1° gennaio 2025. Attraverso tale meccanismo, il contribuente può scegliere di assumere il valore di mercato a tale data quale nuovo costo fiscalmente riconosciuto. In sostanza, pagando l’imposta del 18%, si cristallizza la posizione fiscale e si riduce o si azzera la plusvalenza che verrebbe tassata in futuro con aliquota del 33%.

L’affrancamento può risultare conveniente nei casi in cui vi siano consistenti plusvalenze latenti, tuttavia, la valutazione deve essere effettuata con riguardo all’orizzonte temporale dell’investimento, la volatilità del mercato e la disponibilità finanziaria necessaria per sostenere immediatamente il costo dell’imposta sostitutiva. Si tratta infatti di un’opzione facoltativa e irrevocabile, la cui convenienza dipende dalla situazione patrimoniale.

La determinazione della plusvalenza, avviene come differenza tra il corrispettivo percepito e il costo fiscalmente riconosciuto. In assenza di specifica identificazione delle unità cedute, si applica generalmente il criterio LIFO (Last In First Out), pertanto è importante una documentazione accurata delle operazioni di acquisto, vendita e trasferimento.

L’omessa dichiarazione delle criptovalute comporta rischi significativi. In caso di mancata compilazione del Quadro RW, si applicano sanzioni amministrative che possono variare dal 3% al 15% del valore non dichiarato per ciascun anno, percentuali che possono aumentare in presenza di attività detenute in Stati o territori a fiscalità privilegiata. Qualora vi sia anche omessa dichiarazione delle plusvalenze, le sanzioni possono oscillare dal 90% al 180% dell’imposta dovuta, oltre agli interessi.